La neurotossicità dell’alcool

Dall’ingestione al cervello: il viaggio dell’etanolo

Una volta ingerito, l’alcol (etanolo) viene rapidamente assorbito attraverso lo stomaco e l’intestino tenue, passando nel sangue. Circa il 90% viene metabolizzato nel fegato, mentre una parte — variabile in base alla quantità e alla velocità di assunzione — raggiunge altri organi, tra cui il cervello.

A differenza di molte sostanze, l’etanolo è liposolubile, quindi attraversa facilmente la barriera emato-encefalica, penetrando nel tessuto cerebrale e agendo direttamente sui neuroni.

Nel fegato, l’etanolo viene trasformato da enzimi specifici:

  • alcol deidrogenasi (ADH) → converte l’etanolo in acetaldeide (altamente tossica);
  • aldeide deidrogenasi (ALDH) → converte l’acetaldeide in acetato, che può essere utilizzato come fonte energetica.

Tuttavia, quando si beve molto, questi sistemi si saturano: parte dell’etanolo e dell’acetaldeide rimane in circolo e raggiunge il cervello, dove causa alterazioni funzionali e ossidative.


Come agisce l’alcol nel cervello

L’alcol modifica l’attività di due sistemi chiave del cervello:

  • Il sistema GABAergico, che utilizza il neurotrasmettitore GABA, principale inibitore dell’attività neuronale.
  • Il sistema glutammatergico, che usa il glutammato, principale mediatore eccitatorio.

L’etanolo potenzia i recettori GABA-A, favorendo la sedazione, la perdita delle inibizioni e la sensazione di rilassamento.
Allo stesso tempo inibisce i recettori NMDA del glutammato, rallentando l’attività cerebrale e la capacità di concentrazione.

Nel breve termine, questo spiega gli effetti tipici del consumo di alcol: euforia, disinibizione, riduzione dell’ansia, ma anche perdita di riflessi e difficoltà motorie.
Nel lungo periodo, invece, il cervello cerca di compensare:

  • riducendo la sensibilità dei recettori GABA (downregulation);
  • aumentando quelli del glutammato (upregulation).

Questo adattamento porta a un cervello più eccitabile, più ansioso, meno stabile emotivamente e più tollerante all’alcol — serve bere di più per ottenere lo stesso effetto.


Le zone cerebrali più colpite

L’alcol non colpisce il cervello in modo uniforme: le aree più sensibili sono quelle con alta densità di recettori GABA e glutammato.

  • Corteccia prefrontale – sede delle funzioni esecutive, del controllo comportamentale e delle decisioni. L’alterazione dei circuiti prefrontali riduce il controllo degli impulsi e la capacità critica.
  • Ippocampo – centro della memoria e dell’apprendimento. L’alcol interferisce con la plasticità sinaptica, rendendo difficile consolidare nuovi ricordi.
  • Cervelletto – responsabile della coordinazione motoria. Anche piccole dosi riducono la precisione dei movimenti e l’equilibrio.
  • Sistema limbico (amigdala, nucleus accumbens) – controlla emozioni e gratificazione. L’alcol stimola il rilascio di dopamina, rinforzando il comportamento di ricerca del piacere e favorendo la dipendenza.

Stress ossidativo e danno neuronale

Il metabolismo dell’alcol genera acetaldeide e radicali liberi (ROS), che danneggiano le membrane cellulari e i mitocondri neuronali.
I mitocondri, che forniscono energia ai neuroni sotto forma di ATP, diventano meno efficienti e rilasciano ulteriori ROS: si innesca così un circolo vizioso di stress ossidativo e infiammazione.

Le cellule della microglia, normalmente deputate alla difesa immunitaria del cervello, si attivano in modo cronico, rilasciando citochine infiammatorie (IL-1β, TNF-α) che peggiorano il danno neuronale.
Nel tempo questo porta a una perdita di volume cerebrale, soprattutto nella corteccia prefrontale e nell’ippocampo — fenomeno osservabile con risonanza magnetica nei bevitori abituali.